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01/01/2013
Brescia - L'etÓ del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ítzi.

A Brescia si alza il sipario sull'Età del Rame. L'inaugurazione dell'attesissima mostra è in calendario per sabato 26 gennaio, alle 17,30 al Museo Diocesano, dove è allestita. E' la prima mostra sull'Età del rame.
La cerimonia inaugurale prevede il saluto del Prefetto di Brescia, S.E. Narcisa Brassesco, in veste di Presidente del Comitato Organizzatore della mostra, di Alberto Folonari, Presidente di Fondazione CAB, partner dell'esposizione, e di S.E. monsignor Luciano Monari, Vescovo di Brescia in veste di "padrone di casa".

Ai saluti seguiranno tre interventi. Per primo prenderà la parola il professor Raffaele C. De Marinis, curatore scientifico della mostra, quindi ad intervenire sarà Angelo Rampinelli Rota, che dell'esposizione è l'ispiratore. Concluderà S.E. monsignor Marcelo Sanchèz Sorondo, Cancelliere dell'Accademia Vaticana delle Scienze, a sottolineare l'interesse che il mondo scientifico, compreso quello vaticano, attribuisce all'esposizione. A fare da chairman sarà Elisabetta Conti, coordinatore organizzativo e "anima" della vasta rassegna.

Sin qui l'ufficialità. Ciò che gli inviati scopriranno dopo i discorsi, e che il pubblico avrà a disposizione di qui al 15 maggio, è una mostra imponente, frutto di anni di ricerche, sintesi degli studi che nell'area alpino-padana ma più estesamente in tutto il territorio nazionale sono stati compiuti sull'Età del Rame. Qui sono esposti, molti per la prima volta al pubblico, i reperti tornati alla luce nelle più recenti campagne di scavo, insieme alle testimonianze che riconducono al territorio bresciano ma che da questo territorio sono partite per essere accolte al Pigorini di Roma ed in altri musei e che, per la mostra, ritornano nuovamente "a casa".

"Occasione davvero unica quindi per conoscere, ammirandone le testimonianze dirette, un momento cruciale eppure ancora non sufficientemente noto della storia dell'umanità" è l'opinione del Presidente Alberto Folonari che, proprio in riconoscimento dell'importanza di questa mostra ha voluto assicurare l'apporto di Fondazione CAB.

Le testimonianze esposte sono appunto quelle del periodo della protostoria noto con l'appellativo "del Rame", che in Italia si è sviluppato tra il 3400 e il 2200 avanti Cristo, più di cinquemila anni fa quindi. Secoli in cui vengono acquisite importanti innovazioni in campo tecnologico: innanzitutto una metallurgia pienamente sviluppata in tutti i suoi processi dall'estrazione del minerale e dalla riduzione del metallo fino alla produzione di manufatti (armi, attrezzi da lavoro, ornamenti) mediante fusione e colata in stampi; inoltre lo sfruttamento della forza di trazione animale grazie all'aggiogamento del bue, l'invenzione della ruota e dell'aratro, la costruzione dei primi carri a quattro ruote.. 
Lo sviluppo della metallurgia non ha determinato un declino della produzione di manufatti in selce scheggiata o in pietra levigata, anzi in questo periodo si sono prodotti cuspidi di freccia e pugnali in selce di accuratissimo ritocco piatto bifacciale.

Tra le altre caratteristiche delle culture europee dell'età del Rame grande importanza riveste l'emergere della figura del guerriero correlata alla formazione di differenze sociali e di ruoli di potere e controllo, come testimoniano i dati provenienti dai contesti funerari e dall'iconografia figurativa delle statue-stele e delle statue-menhir e composizioni monumentali dell'arte rupestre, in particolare quella della Valcamonica in provincia di Brescia.

Con la Valcamonica, ad essere protagonista della mostra saranno altri insediamenti bresciani, in primo logo quello di Remedello, sito tra i più importati del Rame in Europa.

Una ampia sezione è poi riservata al "testimonial" più celebre di questo periodo, Ötzi, il cacciatore-guerriero la cui mummia è stata ritrovata sul Similaun, al confine tra Italia e Austria. Del celeberrimo guerriero saranno in mostra, una copia perfetta della mummia e agli attrezzi ritrovati accanto al corpo.

La mostra, e il monumentale volume di approfondimento che l'accompagna, saranno anche l'occasione per fare il punto su quanto le più recenti indagini scientifiche hanno svelato della mummia.
"Non si può parlare di un catalogo della Mostra - annota opportunamente il suo ideatore Angelo Rampinelli Rota - ad essere pubblicato, a corredo della grande esposizione, è un ampio volume di studi, la summa aggiornatissima di quanto è emerso intorno a questo fondamentale momento storico".

Elisabetta Conti, coordinatore organizzativo, ne sottolinea soprattutto la valenza didattica: le scuole saranno ammesse gratuitamente alla mostra e ne trarranno non poco profitto: sia per la spettacolarità e insieme scientificità assolute della rassegna, sia per le iniziative tecnologiche ad opera di Ashmultimedia (Touch-screen, Teca Olografica e Libro interattivo) per illustrare le diverse fasi della fusione del rame, per ripercorrere la carta d'identità di Otzi o ancora per rivivere l'ambiente dell'Età del rame; sia per le iniziative didattiche, con schede per la rivisitazione della mostra o percorsi nel sito, ideati proprio per trasformare la mostra in un momento di avvicinamento alla storia. Non a caso la mostra gode, oltre che dell'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del patrocinio ufficiale dell'Ufficio Scolastico per la Lombardia, insieme a quello di numerose altre Istituzioni tra le quali il FAI.
"Esprimo vera soddisfazione, conclude S.E. il Prefetto di Brescia, Presidente del Comitato Organizzatore, perché lo sforzo, imponente e complesso, che ci ha consentito di concretizzare l'ambizioso progetto di questa mostra, ha sortito risultati di eccellenza. Mettiamo a disposizione di specialisti ma anche e soprattutto di tutto il pubblico, una mostra importante, affascinante e che sa proporsi su più piani, coniugando massima scientificità a capacità divulgative e formativa".

La mostra si potrà ammirare tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, esclusi i mercoledì.

Per informazioni è disponibile il bel sito dell'esposizione: www.etadelrame.it;
per prenotazioni e visite guidate: tel. 030.40233o segreteriaetadelrame@gmail.com

Studio Esseci 

Il Giornale di Brescia Galleria fotografica

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Rai 3 Inaugurazione

Prof. Raffaele C. De Marinis Conferenza Stampa

 

Locandina



 

L'età del Rame.
La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi

l'etÓ del rame

Brescia, Museo Diocesano - 26 gennaio - 15 maggio 2013

Al Diocesano di Brescia rivivrà l'età del Rame (3400 - 2200 a.C.). Fu un millennio fondamentale per l'umanità: "nascono" l'aratro, la ruota, l'aggiogamento degli animali per la trazione, il carro a quattro ruote, lo sviluppo della metallurgia del rame, spesso in lega con l'arsenico, l'agricoltura e l'allevamento, attività che favoriscono nuovi assetti economici e sociali.
Questa è la mostra che esperti ed appassionati attendevano da anni, dato che dell'Eta del rame si sa molto; ma moltissimo resta ancora da scoprire e da definire. Così la mostra di Brescia sarà l'occasione per fare il punto di tutte le nuove scoperte in Italia settentrionale, ambito fondamentale per questa civiltà.
A promuoverla, in collaborazione con le diverse Soprintendenze, il Museo Diocesano e la Fondazione CAB, è un apposito Comitato organizzatore affiancato da un qualificatissimo comitato scientifico presieduto da Raffaele .C. De Marinis.

La scelta di Brescia a sede dell'attesissima esposizione non è casuale: e' proprio nel bresciano, infatti che sono tornate alla luce le testimonianze più rilevanti di insediamenti dell'età del rame in Italia. La necropoli di Remedello Sotto, in provincia di Brescia, dopo 128 anni dalla sua scoperta costituisce ancora la documentazione principale per la ricostruzione dell'età del Rame in area padana. Ma nuove scoperte sono documentate a Volongo in provincia di Brescia, Fontanella Mantovana, Cumarola e Spilamberto in provincia di Modena, Bologna, Forlì e Cesena e in altre località della pianura padana e dei primi contrafforti che la circondano. Si tratta di necropoli, talvolta molto ricche di manufatti.

Ma la mostra darà conto anche di un altre suggestive testimonianze: le notissime statue-menhir che, insieme alle incisioni rupestri della Valcamonica, forniscono una iconografia fondamentale per la comprensione del periodo e che in mostra saranno oggetto di ampia illustrazione attraverso l'esposizione di alcuni originali e di rilievi a grandezza naturale.

Il diffondersi, nell'Età del Rame, in tutta la regione alpina delle stele antropomorfe, statue-menhir, grandi composizioni monumentali nell'arte rupestre, statue-stele, è tutt'ora oggetto di diverse interpretazioni: opere legate a nuove concezioni religiose, al culto degli antenati fondatori dei clan, al manifestarsi dell'ideologia indoeuropea o rappresentazione antropomorfica delle divinità. Il fenomeno non è circoscritto alla regione alpina, ma presenta una vasta diffusione dalle steppe a nord del Mar Nero fino alla penisola iberica.

Nella mostra sarà illustrato tutto il complesso dei ritrovamenti avvenuti nel 1991 e 1992 al giogo di Tisa, al confine tra Italia e Austria attraverso copie dei materiali, pannelli didattici e la ricostruzione a grandezza naturale dell'uomo del Similaun con tutto il suo abbigliamento ed equipaggiamento. Saranno forniti i risultati delle ricerche più recenti condotte sulla mummia: analisi del DNA, suo inquadramento negli attuali aplogruppi delle popolazioni europee, aspetti paleopatologici, stato di salute, cause che ne determinarono la morte a 3150 m di quota. Particolare attenzione sarà posta nel confronto tra i materiali posseduti da Ötzi (ascia in rame, cuspidi di freccia, pugnale in selce) e quelli relativi alla cultura di Remedello.
Il percorso della mostra si conclude con l'età del Vaso Campaniforme, documentata in provincia di Brescia dalle due importanti sepolture di S. Cristina di Fiesse e di Ca' di Marco, a cui saranno affiancate le tombe di recente scoperta a Parma.

Con l'inizio dell'antica età del Bronzo, tra 2200 e 2070 a.C. si stabilizza l'insediamento e vengono fondati i primi abitati palafitticoli lungo le rive meridionali del lago di Garda e nei bacini infra-morenici dell'anfiteatro benacense. Questa fase iniziale dell'antica età del Bronzo sarà illustrata attraverso l'esposizione di ceramiche e manufatti di metallo, in osso, corno, selce e fayence del Bronzo Antico I dal Lavagnone di Desenzano del Garda, e da Polada, in comune di Lonato, nonché dai ripostigli di asce a margini rialzati di Remedello Sopra e di Torbole Casaglia (BS). Dopo l'esposizione di archeologia bresciana del 1875 promossa dall'Ateneo di Brescia sarà la prima volta che materiali di Polada della collezione Rambotti ritornano a essere esposti a Brescia.

L'età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi. Brescia, Museo Diocesano (via Gasparo da Salò 13), 26 gennaio - 15 maggio 2013. Orario: 9 /12, 15/ 18, mercoledì chiuso. Ingresso: intero euro 5, ridotti euro 2,50. Scolaresche ingresso gratuito. 

Informazioni e prenotazioni: Museo Diocesano tel 030-40233, fax 030-3751064; segreteria.etadelrame@gmail.com

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo


L'età del Rame.
La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi

l'etÓ del rame

Brescia, Museo Diocesano (via Gasparo da Salò 13),
26 gennaio - 15 maggio 2013. Orario: 9 /12, 15/ 18,
mercoledì chiuso.

Ingresso: intero euro 5, ridotti euro 2,50.

Scolaresche ingresso gratuito.

Ötzi l'uomo venuto dal ghiaccio sarà il "testimonial" della grande mostra sull'Età del Rame che il Museo Diocesano di Brescia ospiterà dal 26 gennaio al 15 maggio del prossimo anno. A promuoverla, in collaborazione con le diverse Soprintendenze, il Museo Diocesano e la Fondazione CAB, è un apposito Comitato organizzatore affiancato da un qualificatissimo comitato scientifico presieduto da Raffaele C. De Marinis.

Naturalmente la celebre mummia non potrà essere spostata dalla sua "tomba" di acciaio e cristallo nel Museo che le è stato dedicato a Bolzano.

Qui le speciali macchine ne garantiscono la conservazione, mantenendo il corpo del guerriero ad una temperatura costante di meno sette gradi e ad un livello controllato di umidità e in ambiente sterile. Spostarla è inammissibile perché ne potrebbe risultare compromessa la conservazione.

Per la grande mostra bresciana, al Museo Diocesano giungerà una copia perfetta di Ötzi, accompagnata dall'intero importantissimo corredo che è stato rinvenuto sul Similaun insieme alla mummia dell'antico guerriero. Si tratta di copie ma non vengono esclusi nemmeno alcuni originali. L'attenzione del Comitato Scientifico che lavora alla Mostra, si appunta soprattutto su questi materiali. Il corredo di Ötzi (ascia in rame, cuspidi di freccia, pugnale in selce) mostra infatti importanti analogie con i materiali coevi rinvenuti nel bresciano, nella grande necropoli di Remedello. Ciò pone suggestivi interrogativi sulle origini del guerriero o quantomeno sull'origine dei materiali di cui era equipaggiato. Sullo sfondo la suggestiva, e indimostrabile, ipotesi che Ötzi fosse "bresciano", ovvero provenisse o avesse iniziato il suo viaggio proprio dall'alta vallata del Chiese e, risalendo il corso d'acqua sia giunto alla aree alte (il corpo è stato rinvenuto a 3200 metri d'altezza) in cui verrà ucciso.

Nel catalogo della grande mostra verrà fatto il punto su quanto, a vent'anni dal fortunato ritrovamento, è emerso dagli infiniti esami che sono stati effettuati sulla mummia e sull'imponente corredo di Ötzi.

Numerosi studiosi che si sono occupati di queste complesse indagini ne hanno anticipato alcune risultanze in un recente articolo pubblicato dalla testata di settore "Archeologia Viva".

Da questo ampio servizio si scopre che oggi su Ötzi si sa davvero molto.

Certo non si saprà mai chi l'ha assassinato intorno al 3120 avanti Cristo, circa 5 mila anni fa, quindi. Si sa però con certezza che la sua morte fu causata da una freccia, che lo colpì alle spalle. Il dardo recise l'arteria succlavia provocando la morte. Ötzi aveva tra i 40 e i 50 anni e non versava in perfette condizioni di salute. Era un molto probabile candidato all'infarto com'è dimostrato dalla presenza di aterosclerosi. Era anche affetto da una artrosi alla colonna vertebrale e al ginocchio. Era inoltre allergico al latte e a suoi derivati e le zecche gli avevano trasmesso la birellosi. Nemmeno la sua dentatura stava proprio benissimo, colpita com'era da paratondosi. Insomma un uomo certo forte ma non in perfetta forma, che si alimentava, stando al suo ultimo pasto, a carne e verdure, con abbondanza.

Le tecniche degne dei telefilm americani messe in atto dagli esperti hanno consentito di ricostruire le fattezze di Ötzi: occhi marrone, una barba ed un pizzetto sale e pepe. Un uomo maturo e forte. Aspetto curioso, tra i tanti emersi, i tatuaggi: sulla schiena ma anche in altre parti del corpo. Ne era pieno: ne sono stati rilevati almeno 50. Che fosse di moda anche allora il tatoo? E' più verosimile che questi tatuaggi, più che funzioni estetiche, avessero funzioni terapeutiche. A difenderlo dal freddo, "vesti" e copricapo di pelle d'orso e di capretto, con scarpe in pelle d'orso imbottite di fine fieno per garantire calore ai piedi. In caso di pioggia poteva contare persino su un ombrello in graticcio.

Ma ad interessare maggiormente gli esperti mobiliti per la grande esposizione del 2013 sono soprattutto gli attrezzi. E tra essi (davvero un corredo ricco), l'ascia. L'arma era dotata di una lama in rame collegata con pece e legacci ad un manico di legno di tasso. Il pugnale invece era in selce con impugnatura di frassino, il tutto custodito in un fodero di legno. E sono soprattutto questi materiali a interessare gli esperti impegnati a Brescia, proprio perché del tutto simili ad altri, coevi, rinvenuti a Remedello, appunto nell'alto bresciano. Unica fucina per tutti? O Ötzi era appunto un "bresciano" ante litteram. La risposta, forse, in mostra.

L'età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi. Brescia, Museo Diocesano (via Gasparo da Salò 13), 26 gennaio - 15 maggio 2013. Orario: 9 /12, 15/ 18, mercoledì chiuso. Ingresso: intero euro 5, ridotti euro 2,50. Scolaresche ingresso gratuito.

Informazioni e prenotazioni: Museo Diocesano tel 030-40233, fax 030-3751064; segreteria.etadelrame@gmail.com

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo


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